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Camminare scalzi per riconnettersi con se stessi, a partire dai piedi; un’esperienza che Andrea Bianchi ha cominciato a proporre appena lo scorso anno, raccogliendo ovunque consensi entusiasti. Ha fatto camminare a piedi nudi adulti e bambini guidandoli in un viaggio alla scoperta di sensazioni ed emozioni inaspettate. A fine 2016 è arrivata la proposta della cooperativa Iter di coinvolgere i ragazzi con disabilità. “È stata la prima volta – ci ha detto Andrea - che mi sono trovato ad accompagnare in un’esperienza barefoot delle persone “specialmente abili”, come amano chiamarle, con grande intuizione, alla cooperativa Iter. Inizialmente mi sono forse lasciato frenare dai miei stessi timori, soprattutto il timore di non avere nei loro confronti una comunicazione adeguata al loro livello cognitivo, ma ben presto mi sono reso conto che era sufficiente lasciare che fosse l’esperienza stessa del camminare scalzi a parlare, e tutto mi è risultato ben presto spontaneo”.

Bilancio più che positivo. “Dopo una quindicina di incontri settimanali, di cui gli ultimi due all’aperto su terreno naturale, conduco la nostra ora di esperienza e parlo loro esattamente come se fossero un gruppo “normale”. Il più grande insegnamento è stato capire che la normalità, o meglio, la naturalità, sta proprio nell’esperienza di camminare a piedi nudi, che quindi mi si è confermata ancora una volta di più un’esperienza universale, accessibile a tutti, e con un grande potenziale evolutivo. Ai nostri incontri ho dato fin da subito il nome di “Scuola degli alberi scalzi”, innescando un filo conduttore narrativo, che fosse evocativo della nostra connessione diretta di esseri umani con la natura,  anche quando ci trovavamo al chiuso, in una palestra. E un po’ alla volta, passo dopo passo, insieme abbiamo dato a questi incontri dei punti fermi, di riferimento, a cominciare dall’esercizio di radicamento a terra con il quale apriamo e chiudiamo ogni ora di esercizi”.

Un’esperienza da ricordare. “Quello che più mi ha colpito è stata la rapidità con cui questi miei compagni di viaggio mi hanno accolto nella loro routine, e soprattutto la profonda sensibilità con cui tutti, in vario modo, accolgono ogni volta questa esperienza. Certo, fanno fronte a delle paure che è naturale abbiano, ma dimostrano anche fiducia nell’esperienza e in chi la propone. Mi sento molto grato nei loro confronti, così come nei confronti di Roberto, responsabile dell’area motoria della cooperativa, e Cristiana, la psicologa che segue gli utenti, che mi supportano con competenza ed entusiasmo in questa esperienza, oltre che nei confronti della cooperativa Iter in generale, e del suo direttore Paolo Mazzurana in particolare, che hanno creduto nelle possibilità terapeutiche di una pratica nuova e antica allo stesso tempo: camminare a piedi nudi.”

 

Dopo aver fatto esperienza di “camminata scalza” in palestra, i ragazzi di Iter si sono “tolti i calzini” nel giardino di “Relais Mozart”, uno stupendo spazio verde di proprietà della famiglia de Probizer, a Rovereto. Marco, Mauro, Andrea, Veronica, Luana ed Elisa hanno provato la sensazione di procede a piedi nudi nell’erba. Seguendo le indicazioni di Roberto, responsabile dell’area motoria della cooperativa, e di Andrea Bianchi, barefooter e scrittore, hanno scoperto che il piede scalzo trasmette tante sensazioni - caldo, freddo, umido, morbido – che scatenano emozioni nuove.

Il progetto è partito tre mesi fa e, nonostante non ci fossero aspettative, sta dando risultati insperati. “È un esperienza che è stata proposta l’anno scorso ai dipendenti – ci ha raccontato Roberto – e ho pensato che poteva essere un’attività interessante anche per gli utenti”. Camminare scalzi coniuga due aspetti, uno tecnico e l’altro emozionale.  “L’aspetto tecnico è legato all’acquisizione della corretta posizione che deve assumere il piede, quello emozionale, invece, alle sensazioni scatenate dal muoversi a diretto contatto con il suolo”. Per gli utenti è stato sviluppato un percorso utilizzando un racconto: protagonisti gli alberi con le loro radici profonde ben inserite nella terra, fermi ma capaci di muovere i rami se il vento li sollecita. “Abbiamo puntato sull’aspetto ludico, giochi con bastoncini di gomma e palline da afferrare con i piedi, per allenare anche parti del corpo che usiamo meno, semplici giochi di equilibrio come sollevarsi sull’avampiede cercando di rimanerci per qualche secondo. Ho notato un miglioramento delle capacità propriocettive, perciò maggiore equilibrio e precisione nell’eseguire i movimenti”. Bilancio dopo la prima uscita? “Sorprendente. Nel senso che gli utenti mi hanno sorpreso, per la risposta immediata e la capacità di adattarsi”, ha proseguito Roberto. E l’aspetto emozionale? “Permane in alcuni la difficoltà a dare voce alle proprie emozioni anche se è evidente che l’esperienza è piaciuta”.

 

Prima visita in Iter per Lorenzo Martinelli, direttore generale della Omkafè di Arco; un giro nei laboratori per vedere dove nascono prodotti unici, estremamente curati, personalizzati.

“Ho trovato professionalità, organizzazione e cura nella qualità del prodotto. L’ambiente lavorativo è sereno e si rileva subito l’armonia che c’è tra gli operatori e gli utenti. È anche un ambiente dove, inaspettatamente, ho trovato tipologie di lavorazioni  diverse con risultati che non lasciano indifferenti. Questa varietà è di indubbio stimolo anche per aziende come la mia che posso sviluppare nuove idee e perciò nuove possibilità di collaborazione con voi”.

Tutto è nato casualmente.

“Sotto Natale ci siamo ritrovati ad evadere degli ordini, impegnativi nei numeri, che prevedevano delle confezioni particolarmente curate e dettagliate. Una nostra dipendente conosceva un’operatrice di Iter e da lì è nato il primo contatto, che si è trasformato subito in collaborazione. Siamo rimasti davvero soddisfatti dalla cura e della qualità dei risultati.”

Nel futuro della Omkafè c’è anche Iter.

“Sicuramente continuerà la collaborazione sul fronte confezionamento,  ma non solo. L’idea è quella di mantenersi in contatto per valutare nuove proposte legate a stimoli o bisogni che possono manifestarsi durante l’anno.

Conoscendo le tante cose che questa realtà è in grado di proporre è facile che nascano nuove sollecitazioni. Quando ho visto i cuoricini in porcellana, per esempio, ho pensato che si potrebbero realizzare dei chicchi di caffè da mettere come decorazione o dettagli su alcune confezioni.

La conoscenza sicuramente ci permetterà di trovare nuove occasioni di collaborazione.”

Torna in libreria lo scrittore de “Il silenzio dei passi” con una raccolta delle esperienza maturate nell’ultimo anno, delle persone incontrate e dei workshop organizzati. Un insieme di racconti inediti, l’illustrazione dei principi generali della tecnica, alcuni approfondimenti sugli aspetti fisiologici e psichici del camminare scalzi in natura e una serie di semplici indicazioni pratiche, ed esercizi, alla portata di tutti.

Nel nuovo volume Andrea Bianchi parla anche della cooperativa sociale Iter di Rovereto con cui, lo scorso anno, ha realizzato il “Rovereto-Barefootday”.

L’autore racconta l’esperienza di workshop fatta con i dipendenti della cooperativa al Rifugio Scarpa, nelle Dolomiti Agordine, e di alcuni importanti momenti vissuti in quei giorni. “La camminata scalza, in quel caso in alta montagna, può anche essere mezzo di conoscenza di se stessi” – ci ha detto Bianchi. Da quelle giornate in rifugio sono, successivamente, nate le prime idee che lo hanno portato a sviluppare, con Iter, un progetto di esperienza barefoot dedicato ad un gruppo di utenti della cooperativa

Per chi fosse interessato a saperne di più sul “camminare a piedi nudi” appuntamento domenica 30 aprile, ore 11.00, nello spazio espositivo Montagnalibri, in piazza Fiera, a Trento. 

Si è chiusa con lo spettacolo “Abbracciando le nuvole” la prima edizione di “Io, Tu, Noi – (dis)abilità in festival”, un evento pensato per dare avvio ad un cambio culturale rispetto alla disabilità. Alla performance hanno assistito 500 studenti delle scuole superiori dell’Alto Garda, catturati dalla forza del messaggio che viene trasmesso a più livelli. Le immagini proiettate su un grande schermo trasparente, la musica dal vivo, la danza, le parole danno voce al linguaggio delle emozioni e riescono a coinvolgere lo spettatore sin dalle prime battute. La voce di Elisa Amistadi incanta, mentre il racconto-video dell’attrice Maria Giuliana D’Amore che, in veste di reporter, mostra e narra la disabilità attraverso alcuni protagonisti e le loro toccanti testimonianze. Nel video, ognuno a modo suo, narra un pezzo di una storia più generale, quella di un’umanità poliedrica, dove si incontrano diverse abilità, dialogano, si intrecciano, interagiscono e mostrano la straordinaria armonia della diversità.

Lo spettacolo, andato in scena anche sabato 5 novembre, sempre a Riva del Garda, sempre al palazzo dei Congressi, ha registrato il tutto esaurito.

 

È stata un successo anche nei numeri la prima edizione di “Io, Tu, Noi – (dis)abilità in festival”, una scommessa che dimostra come ci sia davvero bisogno, e questo bisogno sia già sentito a più livelli, di un cambio culturale rispetto alla disabilità.

Il primo appuntamento si è tenuto a Rovereto, sabato 22 ottobre. Alberto Faustini, direttore dei quotidiani Trentino e Alto Adige, ha moderato una tavola rotonda a cui hanno partecipato: Elisa Beltrame, avvocato del foro di Verona, che ha parlato dell’amministratore di sostegno, figura pensata dal legislatore per mettere al centro la persona; Giancarlo Sanavio, direttore della Fondazione F3, che ha puntato l’attenzione sull’uso del trust anche in chiave solidale; Riccardo Mazzeo, editor storico di Erickson e scrittore, che ha sottolineato l’importanza di riconoscere piena dignità alle persone con disabilità.  Alle 11.00 è intervenuta via Skype l’onorevole Ileana Argentin promotrice dell’omonima legge, attesa da tempo da tante famiglie, che ha annunciato l’arrivo entro fine novembre dei decreti attuativi. Tra i presenti molti liberi professionisti, giovani, persone semplicemente desiderose di informarsi.

L’evento è proseguito, sabato 5 e lunedì 7 novembre, al Palazzo dei Congressi di Riva del Garda, dove nella mattinata di sabato si sono tenuti due seminari: “Abitare il Futuro: nuove vie possibili?” a cui hanno partecipato Carlo Francescutti, coordinatore dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, che ha sottolineato, tra l’altro, l’importanza di creare condizioni di uguaglianza per tutti, Maurizio Colleoni, referente scientifico della rete di Immaginabili risorse, che ha fatto una carrellata dei tanti, buoni progetti messi in campo da varie realtà italiane, e Luca Zeni, assessore provinciale alla salute e politiche sociali che, numeri alla mano, ha presentato una fotografia della situazione trentina; mentre al seminario “Lavoro e persone fragili: un percorso di rete” hanno relazionato sulla situazione attuale tra progetti e necessità di intraprendere nuove strade Serenella Cipriani, presidente del consorzio Consolida, Michele Andreaus,  professore ordinario di Economia Aziendale all’Università di Trento, Renata Magnano dell’Agenzia del Lavoro di Trento, Alessandro Olivi, assessore provinciale allo sviluppo economico e lavoro. Durante la giornata molti hanno sperimentato il percorso sensoriale “Fragili+Forti” proposto da Casa Mia che ha riscosso successo come lo spettacolo “Abbracciando le nuvole” andato in scena in serata e replicato lunedì mattina per le scuole.

I partecipanti di “Io, Tu, Noi” sono stati oltre 1500. Un buon risultato per una prima edizione che ha premiato sia chi ha proposto l’iniziativa (le cooperative Iter, Eliodoro, Garda 2015, Tandem, Mimosa e l’A.p.s.p. Casa Mia) sia chi vi ha creduto fortemente, tra cui Riva del Garda Fierecongressi che ha anche ospitato l’evento.

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