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Tempo di elezioni alla cooperativa sociale Iter di Rovereto. È stata convocata per lunedì 22 maggio, ore 16.30, l’Assemblea Ordinaria che, oltre ad approvare il Bilancio 2016, dovrà eleggere il nuovo CdA.

I 96 soci della cooperativa dovranno individuare le persone che comporranno il consiglio per i prossimi tre anni.

 

Nella Valle della Sorna (vicino a Brentonico) è tutt’oggi in funzione il Mulino Zeni. Eretto nel 1806 dalla Famiglia Balista, fu acquistato un secolo dopo (1906) dalla Famiglia Zeni. Visitarlo è davvero un’esperienza unica, perché mostra uno spaccato di storia importante per la zona che, nel XIX secolo, vantava circa una ventina tra mulini, fucine e segherie attivi.

Angelo Zeni, proprietario del mulino, ha accolto i ragazzi della cooperativa sociale Iter e ha spiegato loro il procedimento per realizzare la farina gialla e bianca. Ha poi condotto i ragazzi alla scoperta del funzionamento, basato sostanzialmente sul movimento di una grande ruota a cassette e di una più piccola in ferro. La mattinata è davvero volata!

La giornata, organizzata dal Gruppo Itinerari della cooperativa, è proseguita nel pomeriggio con la visita a Palazzo Eccheli Baisi, costruito alla fine del XVI secolo. Un vero gioiello nel cuore dell’abitato di Brentonico che ospita, oggi, il Museo del fossile e un Giardino botanico, oltre a mostre temporanee. I ragazzi hanno osservato con curiosità soprattutto gli alambicchi e le boccette di varie forme e dimensioni della mostra dedicata alla Storia della Farmacia in Trentino.

 

Camminare scalzi per riconnettersi con se stessi, a partire dai piedi; un’esperienza che Andrea Bianchi ha cominciato a proporre appena lo scorso anno, raccogliendo ovunque consensi entusiasti. Ha fatto camminare a piedi nudi adulti e bambini guidandoli in un viaggio alla scoperta di sensazioni ed emozioni inaspettate. A fine 2016 è arrivata la proposta della cooperativa Iter di coinvolgere i ragazzi con disabilità. “È stata la prima volta – ci ha detto Andrea - che mi sono trovato ad accompagnare in un’esperienza barefoot delle persone “specialmente abili”, come amano chiamarle, con grande intuizione, alla cooperativa Iter. Inizialmente mi sono forse lasciato frenare dai miei stessi timori, soprattutto il timore di non avere nei loro confronti una comunicazione adeguata al loro livello cognitivo, ma ben presto mi sono reso conto che era sufficiente lasciare che fosse l’esperienza stessa del camminare scalzi a parlare, e tutto mi è risultato ben presto spontaneo”.

Bilancio più che positivo. “Dopo una quindicina di incontri settimanali, di cui gli ultimi due all’aperto su terreno naturale, conduco la nostra ora di esperienza e parlo loro esattamente come se fossero un gruppo “normale”. Il più grande insegnamento è stato capire che la normalità, o meglio, la naturalità, sta proprio nell’esperienza di camminare a piedi nudi, che quindi mi si è confermata ancora una volta di più un’esperienza universale, accessibile a tutti, e con un grande potenziale evolutivo. Ai nostri incontri ho dato fin da subito il nome di “Scuola degli alberi scalzi”, innescando un filo conduttore narrativo, che fosse evocativo della nostra connessione diretta di esseri umani con la natura,  anche quando ci trovavamo al chiuso, in una palestra. E un po’ alla volta, passo dopo passo, insieme abbiamo dato a questi incontri dei punti fermi, di riferimento, a cominciare dall’esercizio di radicamento a terra con il quale apriamo e chiudiamo ogni ora di esercizi”.

Un’esperienza da ricordare. “Quello che più mi ha colpito è stata la rapidità con cui questi miei compagni di viaggio mi hanno accolto nella loro routine, e soprattutto la profonda sensibilità con cui tutti, in vario modo, accolgono ogni volta questa esperienza. Certo, fanno fronte a delle paure che è naturale abbiano, ma dimostrano anche fiducia nell’esperienza e in chi la propone. Mi sento molto grato nei loro confronti, così come nei confronti di Roberto, responsabile dell’area motoria della cooperativa, e Cristiana, la psicologa che segue gli utenti, che mi supportano con competenza ed entusiasmo in questa esperienza, oltre che nei confronti della cooperativa Iter in generale, e del suo direttore Paolo Mazzurana in particolare, che hanno creduto nelle possibilità terapeutiche di una pratica nuova e antica allo stesso tempo: camminare a piedi nudi.”

 

Dopo aver fatto esperienza di “camminata scalza” in palestra, i ragazzi di Iter si sono “tolti i calzini” nel giardino di “Relais Mozart”, uno stupendo spazio verde di proprietà della famiglia de Probizer, a Rovereto. Marco, Mauro, Andrea, Veronica, Luana ed Elisa hanno provato la sensazione di procede a piedi nudi nell’erba. Seguendo le indicazioni di Roberto, responsabile dell’area motoria della cooperativa, e di Andrea Bianchi, barefooter e scrittore, hanno scoperto che il piede scalzo trasmette tante sensazioni - caldo, freddo, umido, morbido – che scatenano emozioni nuove.

Il progetto è partito tre mesi fa e, nonostante non ci fossero aspettative, sta dando risultati insperati. “È un esperienza che è stata proposta l’anno scorso ai dipendenti – ci ha raccontato Roberto – e ho pensato che poteva essere un’attività interessante anche per gli utenti”. Camminare scalzi coniuga due aspetti, uno tecnico e l’altro emozionale.  “L’aspetto tecnico è legato all’acquisizione della corretta posizione che deve assumere il piede, quello emozionale, invece, alle sensazioni scatenate dal muoversi a diretto contatto con il suolo”. Per gli utenti è stato sviluppato un percorso utilizzando un racconto: protagonisti gli alberi con le loro radici profonde ben inserite nella terra, fermi ma capaci di muovere i rami se il vento li sollecita. “Abbiamo puntato sull’aspetto ludico, giochi con bastoncini di gomma e palline da afferrare con i piedi, per allenare anche parti del corpo che usiamo meno, semplici giochi di equilibrio come sollevarsi sull’avampiede cercando di rimanerci per qualche secondo. Ho notato un miglioramento delle capacità propriocettive, perciò maggiore equilibrio e precisione nell’eseguire i movimenti”. Bilancio dopo la prima uscita? “Sorprendente. Nel senso che gli utenti mi hanno sorpreso, per la risposta immediata e la capacità di adattarsi”, ha proseguito Roberto. E l’aspetto emozionale? “Permane in alcuni la difficoltà a dare voce alle proprie emozioni anche se è evidente che l’esperienza è piaciuta”.

 

Prima visita in Iter per Lorenzo Martinelli, direttore generale della Omkafè di Arco; un giro nei laboratori per vedere dove nascono prodotti unici, estremamente curati, personalizzati.

“Ho trovato professionalità, organizzazione e cura nella qualità del prodotto. L’ambiente lavorativo è sereno e si rileva subito l’armonia che c’è tra gli operatori e gli utenti. È anche un ambiente dove, inaspettatamente, ho trovato tipologie di lavorazioni  diverse con risultati che non lasciano indifferenti. Questa varietà è di indubbio stimolo anche per aziende come la mia che posso sviluppare nuove idee e perciò nuove possibilità di collaborazione con voi”.

Tutto è nato casualmente.

“Sotto Natale ci siamo ritrovati ad evadere degli ordini, impegnativi nei numeri, che prevedevano delle confezioni particolarmente curate e dettagliate. Una nostra dipendente conosceva un’operatrice di Iter e da lì è nato il primo contatto, che si è trasformato subito in collaborazione. Siamo rimasti davvero soddisfatti dalla cura e della qualità dei risultati.”

Nel futuro della Omkafè c’è anche Iter.

“Sicuramente continuerà la collaborazione sul fronte confezionamento,  ma non solo. L’idea è quella di mantenersi in contatto per valutare nuove proposte legate a stimoli o bisogni che possono manifestarsi durante l’anno.

Conoscendo le tante cose che questa realtà è in grado di proporre è facile che nascano nuove sollecitazioni. Quando ho visto i cuoricini in porcellana, per esempio, ho pensato che si potrebbero realizzare dei chicchi di caffè da mettere come decorazione o dettagli su alcune confezioni.

La conoscenza sicuramente ci permetterà di trovare nuove occasioni di collaborazione.”

Torna in libreria lo scrittore de “Il silenzio dei passi” con una raccolta delle esperienza maturate nell’ultimo anno, delle persone incontrate e dei workshop organizzati. Un insieme di racconti inediti, l’illustrazione dei principi generali della tecnica, alcuni approfondimenti sugli aspetti fisiologici e psichici del camminare scalzi in natura e una serie di semplici indicazioni pratiche, ed esercizi, alla portata di tutti.

Nel nuovo volume Andrea Bianchi parla anche della cooperativa sociale Iter di Rovereto con cui, lo scorso anno, ha realizzato il “Rovereto-Barefootday”.

L’autore racconta l’esperienza di workshop fatta con i dipendenti della cooperativa al Rifugio Scarpa, nelle Dolomiti Agordine, e di alcuni importanti momenti vissuti in quei giorni. “La camminata scalza, in quel caso in alta montagna, può anche essere mezzo di conoscenza di se stessi” – ci ha detto Bianchi. Da quelle giornate in rifugio sono, successivamente, nate le prime idee che lo hanno portato a sviluppare, con Iter, un progetto di esperienza barefoot dedicato ad un gruppo di utenti della cooperativa

Per chi fosse interessato a saperne di più sul “camminare a piedi nudi” appuntamento domenica 30 aprile, ore 11.00, nello spazio espositivo Montagnalibri, in piazza Fiera, a Trento. 

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